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Gli amici invisibili del bilingue (parte 1): l’alternanza o code-switching

 

Balena, mosaico, 5 anni

Alternanza o code-switching

Alternanza, code-switching, interferenze, prestiti, calchi… quanta confusione tra questi termini, cerchiamo di fare un po’ di chiarezza!

Per questo, farò riferimento ad un linguista canadese di fama internazionale, William Francis Mackey, la cui opera “Description of bilingualism” è considerata un punto di partenza per tutti coloro che si dedicano allo studio del bilinguismo. Per alternanza si intende sostanzialmente il code-switching di cui ci siamo già occupati. Ma come avviene?

L’alternanza dell’uso di due lingue dipende da due fattori fondamentali: la funzione che ciascuna lingua assume in una data situazione e il livello di conoscenza di entrambe le lingue da parte del bilingue e del suo interlocutore (Mackey, “Description of bilingualism” anno?

 Mackey ci invita a riflettere sui processi che conducono al verificarsi di tale fenomeno. La prontezza con cui il bilingue è in grado di cambiare da una lingua ad un’altra dipende, tra l’altro, dalla sua conoscenza più o meno approfondita delle lingue in questione.

Inoltre, secondo Mackey, sembra siano state notate differenze nell’osservazione delle alternanze tra bilingui cresciuti con il principio OPOL e quelli invece che hanno imparato due lingue dalla stessa persona (Smith 1935). In base ai suoi studi, Smith è giunto alla conclusione che i bambini bilingui fanno maggiore confusione quando sentono entrambe le lingue parlate dalla stessa persona, invece di avere una persona unica come referente per ciascuna lingua.

Tre fattori vengono individuati come responsabili del verificarsi dell’alternanza e della sua frequenza: l’argomento della conversazione, l’interlocutore e l’aspetto emotivo.

L'argomento

L’argomento della conversazione rimanda al principio di complementarietà teorizzato più recentemente da Francois Grosjean. In base a quest’ultimo, il bilingue, a seconda della propria storia ed esperienza, disporrà di una conoscenza più o meno completa di argomenti in ciascuna delle sue lingue. Alcuni aspetti della vita saranno coperti da una lingua, altri da un’altra, ma molto difficilmente il bilingue avrà le stesse capacità di affrontare gli stessi argomenti in entrambe le sue lingue (cfr. Grosjean, Bilingual Life and Reality, 2010). Ciascuna lingua a disposizione di un individuo, secondo Grosjean, svolge una precisa funzione, è come se il mondo di un bilingue fosse suddiviso tra le sue lingue e solo una porzione  più o meno ampia dei vari aspetti della vita vede le due (o più) lingue sovrapporsi. Il bilingue bilanciato resta un caso piuttosto raro.

 

L'interlocutore

Quanto all’interlocutore, abbiamo visto già in post precedenti, come una lingua può servire per includere o escludere qualcuno dalla conversazione. Inoltre, la scelta della lingua è determinata dalle conoscenze linguistiche dell’interlocutore da cui dipendono anche la frequenza e l’ampiezza delle interferenze.

 

L'aspetto emotivo

L’aspetto emotivo si riferisce alla situazione in cui si verifica l’alternanza delle due lingue. Se il bilingue si trova in uno stato di tensione, rabbia, stress, stanchezza, insomma in uno stato emotivo alterato, il code-switching potrà assumere proporzioni maggiori.

Assistiamo qui alla descrizione di code-switching con due origini diverse: l’una sostanzialmente positiva, ovvero quando l’alternanza si verifica per rafforzare il discorso o come mezzo di inclusione sociale o di riconoscimento di una comunità linguistica, l’altra piuttosto negativa laddove l’alternanza interviene in situazioni di inquietudine. Questo secondo tipo di alternanza crea l’”errore”, ovvero avviene in maniera inconsapevole da parte del bilingue che non riesce ad esercitare un controllo sulla lingua che non desidera attivare.

Invece, nel caso di code-switching positivo, il bilingue ha una, seppur non sempre completa, influenza.

I livelli delle alternanze

Le alternanze possono avvenire a diversi livelli, a partire da singoli episodi limitati (un lessema specifico) sino ad estendersi a sostituire l’uso della lingua minoritaria in determinati contesti che posso presentare particolari difficoltà linguistiche.  Può accadere di sostituire una parola, un concetto fino ad arrivare a pronunciare una frase per metà in una lingua per metà in un’altra, generalmente rispettando la morfologia della lingua di base. Infine anche un’intera frase nella seconda lingua può essere introdotta in un discorso nella lingua di base.

Nel caso in cui siano i genitori di bambini bilingui a ricorrere al code-switching, la sua frequenza rappresenterà un ostacolo allo sviluppo della lingua minoritaria (ad esempio in situazioni in cui il contenuto del discorso diventa più complesso si passa alla lingua dominante perché è più facile, mentre sarebbe importante fare lo sforzo di esprimere tutti i concetti, anche i più difficili e i meno frequenti, nella lingua minoritaria) (cfr. Doepke e il post OPOL)

Per le interferenze rimandiamo alla prossima puntata ;))

Commenti  

 
0 #2 Thesis writing 2017-12-20 09:27
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0 #1 broderie 2017-09-23 21:52
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