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Quante lingue?

 

 

Autunno, acrilico su legno, 6 anni

 

Altre considerazioni sull’intervista ad Antonella Sorace

Quante lingue? E’ un dilemma che si pone per molte famiglie che vivono in un contesto internazionale.

Ovviamente questo è un problema “di lusso” di fronte al problema che la maggior parte dei genitori promotori del bilinguismo deve affrontare. Qui in Lussemburgo siamo costretti a limitare il numero di lingue, a fare delle scelte in base alle nostre priorità.

I motto di Italobimbi, “Bisogna sapere chi siamo per sentirci cittadini del mondo” si ispira proprio alla nostra realtà locale, anche se è applicabile in misura diversa ad altre realtà. Tuttavia, il fenomeno del bilinguismo in Lussemburgo assume sfaccettature molto più variegate che nella maggior parte del resto del mondo.

I nostri bambini hanno facile accesso a tante lingue. Che fortuna, direte… in un certo senso sì. Molti bambini a 4 anni sanno già esprimersi in almeno 4 lingue!!!  E, inoltre, hanno tutte le carte in regola per integrarsi nella comunità locale. Rispetto ad altri coetanei che si sono limitati alle lingue di casa e dell’asilo (raggiungendo la padronanza di “solo” due lingue, ad esempio), sono decisamente in vantaggio.

Tuttavia, la Sorace sottolinea che più sono le lingue in gioco più il bambino dovrà “dividere la sua attenzione” tra loro. E’ evidente che un bambino plurilingue sarà esposto ad un numero di ore minore a ciascuna lingua, rispetto all’altro il cui mondo è sinora suddiviso “solo” in due gruppi di parlanti.

Ora, secondo gli studi condotti nel settore, vi sono varie fasi per garantire un apprendimento linguistico a livello di madrelingua in base alla duttilità del nostro cervello che diminuisce progressivamente fino ad arrivare ad un punto in cui l’apprendimento assume caratteristiche diverse e non è più in grado di raggiungere determinati livelli.

Ovviamente, questo lo sottolineano anche gli studiosi, le età sono indicative visto che molto dipende anche dall’individuo, dal suo talento innato per le lingue e da svariati fattori esterni.

Grosjean parla del principio di complementarietà secondo cui ogni lingua si sviluppa in base alle esigenze dell’individuo in quel dato momento. In ogni periodo della vita di una persona si può tracciare una mappa della sua situazione linguistica. Sono le circostanze che permettono di sviluppare alcune aree linguistiche che difficilmente saranno interamente coperte da tutte le lingue conosciute dal bilingue. Alcune aree saranno meglio conosciute in una lingua, altre in un’altra, con alcune zone di sovrapposizione.

In conclusione, il bilingue perfettamente bilanciato, ce lo ricorda anche Antonella Sorace, è piuttosto raro, anzi l’equilibrio tra le lingue di una persona può variare nei diversi periodi della sua vita. Tuttavia, maggiori sono gli stimoli e la motivazione, maggiori saranno anche le possibilità di raggiungere ottimi livelli di padronanza nel momento in cui ciò si renda necessario.

 

Un fenomeno evidenziato dalla Sorace è quello del comportamento del bilingue a seconda del suo interlocutore bilingue o monolingue. Il cervello del bilingue possiede un allenamento metalinguistico, ovvero, cambiando continuamente lingua, il suo cervello compie uno sforzo che il cervello dei monolingui compie più raramente. Proprio questa flessibilità costituisce una risorsa cognitiva preziosa per il cervello del bilingue che lo aiuterà a prevenire il degrado neurologico dovuto all'età.

Grosjean parla di "language mode" ovvero modalità del linguaggio, per indicare lo stato di attivazione delle lingue del bilingue e i meccanismi di elaborazione del linguaggio in una determinata circostanza.

Lo studio del fenomeno del comportamento linguistico dei bilingui risale già a Weinreich (1966); Grosjean ha sviluppato il concetto teorizzando una scala di attivazione della lingue nel cervello del bilingue. Se l'interlocutore è anche lui bilingue, in tal caso si potrà dare libero sfogo ad interferenze, alternanze o code-switching che diventeranno elementi utili alla conversazione. Nel caso in cui, invece, il bilingue desideri limitare al minimo le interferenze (code-switching e altro) l'attivazione della sua seconda lingua sarà al minimo, tuttavia non sarà mai azzerata. Secondo Grosjean, il cervello del bilingue resta sempre attivo nelle due lingue, anche quando si trova nella sua modalità monolingue.

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